olivo ascolano

Olivo

Olivo ascolano

L'olivo ascolano è una cultivar specifica di Ascoli utilizzata in particolare per la produzione delle grandi olive verdi spesso poi fritte.

di Redazione

22 ottobre 2013

L'olivo ascolano

L'olivo ascolano è una cultivar di chiara origine marchigiana nella provincia di Ascoli Piceno, diffusa quasi esclusivamente in questa provincia anche se la si trova, raramente, anche nel resto della regione. Si presenta come un albero di media vigoria, una chioma folta e densa, e un portamento assurgente.

Esigenze

La pianta è poco coltivata perché ha esigenze particolari, e deve essere coltivato in terreni freschi e ben calcarei. In compenso offre rese regolari e molto alte in frutti, mentre in olio la sua resa è medio-alta, tra il 16 e il 18%. Questo in quanto i frutti hanno dimensioni grandi e fuori dal comune, con un peso che può arrivare ai 10 g. Qui l'87% del frutto è composto da polpa. La cultivar offre altri vantaggi come la sua alta resistenza al freddo e alla rogna, mentre soffre la mosca. Si presenta precoce in maturazione e come pianta autosterile. L'alta produttività si realizza però solo quando vi sono le condizioni ottimali. Se la maturazione è precoce la fioritura invece è tardiva e presenta molti aborti. L'autosterilità si supera con l'impollinazione da parte delle cultivar Morchiaio, Giarraffa, S. Caterina, Itrana e Rosciola.

Condizioni di allevamento

Questa cultivar preferisce comunque esposizioni buone, soleggiate e riparate dal freddo classiche del clima mediterraneo. Come detto i terreni devono essere calcarei, con tendenze argillose in modo da drenare bene le piogge abbondanti della regione. Buon comportamento anche con la ghiaia. Il terreno deve essere lavorato con letame in profondità prima della messa a dimora, aiutato con una buona dose di fertilizzante minerale. Con l'arrivo della buona stagione poi deve essere concimato e nutrito di minerali. Per aumentarne la produttività viene irrigato con tecniche di micropioggia, mantenendo comunque l'apporto idrico basso e sempre un ottimo drenaggio. Le potature devono essere leggere e rare, in quanto mal sopportate dalla cultivar. In genere si cerca solo di diradare i rami e nelle piante destinate al consumo da tavola solo i frutti in modo da aumentare il peso dell'oliva. Poi si effettuano potature da ricostituzione, ovvero si eliminano vecchi rami per favorire la crescita di quelli giovani. Giunge alla fruttificazione in pochi anni la raccolta avviene secondo la classica tecnica dello scuotimento. Grande attenzione viene riservata alla difesa dalla cocciniglia grande, che si nutre della sua linfa succhiando dalle foglie e creando formazioni zuccherine. La mosca invece danneggia direttamente i frutti. Ne sono stati sviluppati dei cloni sempre per l'utilizzo nel consumo da tavola.

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Domande frequenti

  • Perché l'olivo ascolano è considerato difficile da coltivare nonostante produca frutti così grandi?
    L'olivo ascolano presenta sfide colturali significative dovute principalmente alla sua autosterilità e alle specifiche esigenze ambientali. Essendo autosterile, richiede obbligatoriamente la presenza di impollinatori compatibili come Morchiaio, Giarraffa o Itrana per garantire una fruttificazione regolare. Inoltre, soffre notevolmente gli sbalzi termici e l'eccesso di umidità: predilige terreni freschi, ben calcarei e ben drenati, evitando i ristagni idrici. Una fioritura tardiva combinata con una maturazione precoce aumenta il rischio di aborti fiorali se non ci sono condizioni climatiche ideali. Infine, la pianta tollera male le potature aggressive, richiedendo interventi leggeri e mirati al diradamento, il che rende la gestione agronomica più complessa rispetto ad altre varietà più rustiche.
  • Qual è il rapporto tra resa in olio e dimensione del frutto per questa cultivar?
    Nonostante l'olivo ascolano produca olive di dimensioni eccezionali, arrivando fino a 10 grammi, la sua resa in olio rimane medio-alta, oscillando generalmente tra il 16% e il 18%. Questo dato è interessante perché dimostra che la grandezza del frutto non si traduce necessariamente in una percentuale di estrazione superiore alla media. Tuttavia, la qualità della resa è favorita dall'alta percentuale di polpa, che costituisce circa l'87% del peso totale dell'oliva. Questa struttura favorisce l'accumulo di lipidi nella polpa stessa. Per ottenere queste rese ottimali, tuttavia, è fondamentale garantire alla pianta condizioni di stress idrico controllato e un nutrimento bilanciato, poiché la produttività massima si realizza solo in presenza di fattori ambientali e gestionali specifici.
  • Come si effettua la potatura corretta sull'olivo ascolano?
    La potatura dell'olivo ascolano deve essere condotta con estrema cautela, poiché la cultivar mal sopporta tagli drastici. Gli interventi principali sono leggeri e rari, focalizzati prevalentemente sulla manutenzione della forma e sulla salubrità della pianta. Si procede solitamente con un diradamento interno per migliorare l'aerazione e la penetrazione della luce, eliminando i rami secchi o malati. Nelle piante destinate al consumo da tavola, si pratica un diradamento mirato dei frutti per concentrare le risorse vegetative sulle olive rimanenti, aumentandone così il calibro. Vengono eseguite occasionalmente potature di ricostituzione per eliminare i rami vecchi e stimolare la vegetazione giovane. È sconsigliato intervenire pesantemente durante periodi di forte stress ambientale per non compromettere la vitalità dell'albero.
  • Quali sono i parassiti principali da monitorare su questa varietà?
    I due nemici principali dell'olivo ascolano sono la mosca dell'oliva e la cocciniglia grande. La mosca attacca direttamente il frutto, causando danni irreparabili alla qualità dell'oliva sia per uso da tavola che per olio, rendendo cruciale un monitoraggio costante e tempestivi trattamenti biologici o chimici. La cocciniglia grande, invece, colpisce la vegetazione: si nutre succhiando la linfa dalle foglie, provocando ingiallimenti, deperimento fogliare e la formazione di melata, che può favorire lo sviluppo di fumaggine. Entrambi i parassiti richiedono strategie di difesa integrate. Data la sensibilità della pianta agli stress, una gestione preventiva accurata è essenziale per preservare la produttività e la salute della chioma, specialmente considerando che la cultivar mostra una certa vulnerabilità specifica a questi attacchi.

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