Olio extravergine di oliva

Olio extravergine italiano

L'olio extravergine di oliva viene classificato anche in base ai suoi sapori, che vengono descritti in questo articolo.

di Redazione

28 dicembre 2013

Olio extravergine

L'olivo, e quindi l'olio di oliva, è di origine mediterranea, e probabilmente l'origine della coltivazione è da farsi risalire alla zona mediorientale e in particolare nella Siria e in Palestina. La datazione si fa risalire intorno al 1000 a.C. Molto probabilmente la sua coltivazione è più antica. Comunque l'olio veniva già prodotto dai Greci e dai Romani, macinando e spremendo le uve. Oggi l'olio si fa ancora spremendo le uve, ma con tecnologie moderne. Inoltre oggi si distingue l'olio a seconda del grado di acidità. L'olio extra vergine viene classificato con un contenuto di acido oleico che deve essere minore del 1%. Questo viene detto grado di acidità che a sua volta dipende dalla varietà di olivo (la cultivar) ma anche modi e tipo di raccolta. Oggi è possibile influire sull'acidità grazie alla tecnologia che può accelerare le raccolte delle olive, che una volta si facevano a mano, mentre oggi la raccolta è chiaramente meccanica. Anche l'estrazione e la conservazione sono migliorate nel secolo scorso, tanto da avere degli oli di grande qualità a prezzi accessibili.

I gusti dell'olio extravergine

L'olio extravergine viene classificato anche secondo i gusti, nel test enogastronomici, in considerazione dei vari sapori. Le definizioni dei sapori sono: Dolce: quando l'olio è leggermente profumato, gentile, con il retrogusto ammandorlato Amaro: quando l'olio non ha un buon sapore, generalmente derivato da olive acerbe. Il gusto è di foglia, che diventa dopo legnoso. L'unica qualità resta il retrogusto legnoso. Pungente: quando l'olio è fresco, di un bel colore verde lucente e di buon sapore vivace. Armonico: quando l'olio esprime una buona complessità e completezza. Il corpo è pieno per l'olio migliore. Caratteristico: si descrive con questa qualità quando l'olio è strettamente legato alla sua zona di produzione. Raramente è un difetto ed esprime sempre le qualità di una zona. Aggressivo: quando l'olio è disequilibrato, con alcune caratteristiche troppo forti a coprire gli altri sapori. Ossidato: questa caratteristica si verifica con lunghe esposizioni all'aria, che rovinano l'olio con gusti rancidi che lo rendono immangiabili. Molle: Quando l'olio è troppo morbido e l'unica caratteristica è un eccessiva oliosità che maschera sapori troppo spenti. Maturo: quando l'olio ha un bel corpo e il sapore fruttato, leggermente dolce. Stanco: quando l'olio è troppo avanzato con l'età.

Altre caratteristiche organolettiche

Fruttato: l'olio è fruttato generalmente quando è appena pressato, ma questo sapore poi svanisce con il tempo. Alcuni oli invece conservano il sapore fruttato. Foglia verde: è un retrogusto che si avverte aggiungendo anche alcune foglie fresche alle uve da spremere. Muschio, noce, sottobosco e nocciola: questi retrogusti compaiono negli oli di qualità. Carciofo: ottimo sapore molto ricercato, quello del carciofo crudo che rinfresca gli aromi. Verde: si dice di un olio fruttato in cui si percepiscono sapori erbaceo. Soave: viene detto di un olio morbido, fornito da frutti maturi, in genere con finali dolci. Rotondo: si dice di oli pieni prodotti da frutti maturi.

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Domande frequenti

  • Qual è il parametro chimico fondamentale per distinguere un olio extravergine dagli altri?
    Il criterio tecnico principale per classificare un olio come 'extravergine' è il suo grado di acidità libera, espressa in grammi di acido oleico per 100 grammi di prodotto. Per ottenere questa denominazione, l'acidità deve essere inferiore allo 1%. Questo valore non dipende solo dalla varietà di olivo (cultivar), ma è fortemente influenzato dalle modalità di raccolta e lavorazione: tecniche moderne e tempestive permettono di preservare l'integrità della drupa, mantenendo bassa l'acidità rispetto alle raccolte antiche o effettuate con metodi meno controllati.
  • Cosa indicano i sapori 'amaro', 'pungente' e 'dolce' nell'analisi sensoriale dell'olio?
    Nella degustazione guidata, questi termini descrivono sensazioni specifiche e positive se bilanciate. Il 'dolce' indica un olio gentile e leggermente profumato con retrogusto mandorlato; il 'pungente' è segno di freschezza e vitalità, tipico di oli verdi e vivaci; l'amaro deriva spesso da olive acerbe e lascia un retrogusto legnoso. A differenza di difetti come l'ossidato o il maturo, amaro e pungente sono attributi di qualità che conferiscono carattere e struttura al prodotto finale.
  • Come si riconosce un olio extravergine di alta qualità attraverso i suoi aromi secondari?
    Un olio di pregio presenta una complessità aromatica che va oltre il semplice fruttato. Retrorgusti come muschio, noce, sottobosco e nocciola sono indicatori di eccellenza. In particolare, il sapore di carciofo crudo è altamente ricercato perché rinfresca gli aromi. Se l'olio è definito 'caratteristico', significa che esprime pienamente le qualità tipiche della sua zona di produzione, dimostrando un legame autentico con il territorio e le cultivar locali utilizzate.
  • Quali sono i principali difetti sensoriali da evitare quando si acquista olio d'oliva?
    I difetti principali includono l'ossidato, causato da lunga esposizione all'aria e dal sapore rancido che rende l'olio immangiabile, e il maturo, dovuto a un'eccessiva maturazione della frutta. Altri difetti sono l'aggressivo, dove alcuni sapori dominano in modo disequilibrato coprendo gli altri, e il molle, caratterizzato da un'eccessiva oliosità che maschera sapori spenti. Infine, l'olio 'stanco' è quello troppo avanzato con l'età, privo di vivacità e struttura.
  • In che modo la tecnologia moderna ha migliorato la qualità e il prezzo dell'olio extravergine?
    Le innovazioni tecnologiche hanno rivoluzionato sia la raccolta che l'estrazione. Mentre un tempo la raccolta era manuale e lenta, oggi macchine specializzate accelerano il processo, riducendo i tempi tra la caduta della drupa e la spremitura. Miglioramenti nell'estrazione e nella conservazione hanno permesso di stabilizzare le qualità organolettiche. Questi progressi garantiscono oggi oli di altissima qualità a prezzi accessibili, superando i limiti delle produzioni artigianali del passato pur mantenendo standard rigorosi.

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